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Pasqua 2020. A tutti gli amici dell'Istituto Teologico s. Antonio Dottore

Cari amici e amiche dell’Istituto,

ormai abbiamo superato un mese e più da
quando ci siamo visti l’ultima volta. …

Ci appare come un tempo molto, molto prolungato che sembra abbia fatto perdere le misure e la cognizione.
Quanti avvenimenti ed eventi inimmaginabili sono accaduti!
La speranza nostra è che tutti voi e i vostri cari siate custoditi nella salute e preservati da questa terribile infezione.
Siamo stati vicini con la preghiera e il ricordo per voi, per tutti gli amici dell’Istituto Teologico s. Antonio e le loro famiglie. Si è costruita una comunione in modo diverso, non meno intenso, fatto ugualmente di vicinanza e condivisa preoccupazione.
Il 22 febbraio è stato l’ultimo incontro per la Scuola di Formazione teologica, per la Scuola di Spiritualità così come domenica 16 febbraio per la Lectio divina domenicale.
Quando ci rivedremo? Non è chiara la data di una possibile ripresa. Continua, infatti, l’invito ad una grande cautela poiché la tormenta non è ancora passata e il punto finale rimane incerto.
    Non possiamo nascondere, comunque, una certa nostalgia della scuola, dell’ap-puntamento del sabato o della domenica e di tutta la vostra presenza.
Mancando questa presenza, la voce, lo scambio, l’incontro, abbiamo cercato, se si può dire così, di ‘prenderci cura’ in modo altro: l’ipotesi di realizzare qualche incontro prima di quello finale di fine maggio (se Dio vuole!), il programma per l’anno prossimo, l’augurio della santa Pasqua, la lectio divina registrata e ascoltabile
(https://itsad.it/proposta-annuale/), le rifles-sioni settimanali proposte nella pagina “in Bacheca” del sito itsad  (https://itsad.it/in-bacheca/), la comunione di preghiera, ma anche il desiderio profondo di ritrovarci ancora.
 
Quanti pensieri e riflessioni, quante tensioni, atti di affidamento e di fiducia in questi tempi!
 
Papa Francesco ha ricordato che: «La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità» (Papa Francesco, 26 marzo 2020).
È un’esperienza che non possiamo negare: la fragilità ha svelato la nostra umanità e la precaria forza e saldezza delle sicurezze interne ed esterne a noi.
Inoltre, ha fatto riscoprire quel senso di solidarietà, forse presente, ma sopito, ponendo in evidenza che «nessuno può rimanere solo».
Siamo diven-tati improv-visamen-te come i disce-poli del Vangelo, «presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa». Papa Francesco descrive questo momento così: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti», così anche noi ci siamo accorti che non
possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme».
 
    Proprio questo «solo insieme» ci colpisce e sollecita a riaffermare il va-lore della vicinanza e della solidarietà, dell’aiuto e dell’in-contro che non è cieco alla realtà personale altrui, non solo in senso materiale, ma anche personale, relazionale, spirituale.
 
     In questo tempo che ci apre ormai alla Pasqua di Risurrezione, attendiamo oggi, forse più che mai, un respiro e una luce per tutti: per chi è colpito dalla malattia, per chi soffre delle conseguenze, per coloro che vivono il lutto dei propri cari, strappati alla vita improvvisamente, ma anche per tutti coloro che sono entrati nella difficoltà a motivo della sospensione del  lavoro, dell’economia, della scuola a tutti i livelli.
La forza della Risurrezione ci invita a credere che la morte non è l’ultima parola sulla vita di ogni uomo e donna.
Sapremo rialzarci ed uscire dai luoghi e, più che mai, dai timori che, per necessità di questi tempi, ci hanno trattenuto e cambiato, probabilmente, le abitudini nelle quali eravamo intrappolati.
 
   Vorremmo tutti riprendere una certa normalità. Le condizioni attuali ci dicono che verrà un giorno, ma non subito. Noi tutti lo attendiamo con fiducia.
 
   Viviamo allora la Pasqua del Signore nella fede, quale dono da chiedere e coltivare. Proprio questa ricerca della fede è ciò che abbiamo proposto di costruire e di custodire attraverso i diversi percorsi di formazione all’Istituto Teologico s. Antonio: la Scuola di Formazione Teologica, la Scuola di Spiritualità, la Lectio divina, le numerose proposte.
    Il dono della fede nella Risurrezione è anche la preghiera che desideriamo vivere in questi tempi. In essa siamo presenti tutti: noi frati francescani e voi, cari amici dell’istituto, insieme alle vostre famiglie e a quanti condividono il tempo e lo spazio della vostra quotidianità.
 
 
I frati della fraternità
dell’Istituto Teologico s. Antonio
 

Il Signore della Risurrezione doni a tutti voi la sua Luce di Vita nuova.
 
Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.


Istituto Teologico s. Antonio Dottore – www.itsad.it  


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L’essenza dell’amore scambievole non consiste nel fatto che nessuno ci rechi dispiaceri - il che è impossibile tra gli uomini - ma che impariamo a perdonarci l’un l’altro in modo sempre più perfetto, immediatamente e completamente. Allora reciteremo con grande fiducia l’invocazione contenuta nel “Padre Nostro”: «e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo a i nostri debitori» (Mt 6, 12). Sarebbe un vero guaio se non avessimo nulla o ben poco da perdonare agli altri.
(Massimiliano Kolbe)
La grazia di Dio è come il sole, che risplende e colora e adorna le foglie, ma non le imbratta, non le altera, le lascia nel suo essere. Così la grazia, illumina l’uomo, lo adorna, lo fa bello e vago, ma non altera la sua natura: la perfeziona soltanto.
(Giuseppe da Copertino)
Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore (Cfr. Gv 10,11; Eb 12,2) sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e persecuzione (Cfr. Gv 10,4), nell’ignominia e nella fame (Cfr. Rm 8,35), nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle!
(Francesco d’Assisi)
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